I parenti che possono contestare un testamento sono principalmente gli eredi legittimari (coniuge, figli, e in loro assenza, ascendenti) se viene lesa la loro quota di legittima, garantita per legge. Possono impugnare anche gli eredi legittimi entro il VI grado se esclusi e il testamento è nullo o annullabile, o se si è beneficiari di un testamento precedente.
L'impugnazione può essere richiesta solo da coloro che hanno un interesse diretto nell'eredità, quindi generalmente: Gli eredi legittimari: coniuge, figli e, in loro assenza, genitori. Questi soggetti possono impugnare il testamento se ritengono che la loro quota di legittima sia stata lesa.
Il testamento, pubblico oppure olografo, può essere impugnato da chiunque vi abbia interesse, ossia chiunque possa vantare un diritto sull'eredità in oggetto.
Quanto tempo ha un erede per impugnare un testamento?
Come anticipato nel corso della trattazione, per legge è necessario che il testatore lasci ai legittimi eredi, una quota minima dei propri beni, detta appunto quota legittima. Se ciò non accade, il testamento può essere impugnato nei termini fissati in 10 anni dalla successione.
Quali sono i motivi per cui si può impugnare un testamento?
Un'ipotesi particolare di impugnazione è quella prevista dall'art. 624 c.c. ai sensi del quale la disposizione testamentaria può essere impugnata da chiunque vi abbia interesse quando la stessa è stata il frutto di un errore, di violenza o di dolo.