Domanda di: Dr. Jari Negri | Ultimo aggiornamento: 17 marzo 2023 Valutazione: 4.8/5
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Il rancore nasce da emozioni diverse che sono la reazione immediata ad un evento, ma la sua caratteristica principale è il risentire, il rimuginare a lungo sull'evento scatenante. Mentre l'odio lo si esterna, il rancore è vissuto intimamente.
Le persone rancorose custodiscono una cassaforte. Dentro di essa nascondono il peso dell'offesa ricevuta, il dolore degli inganni, dei tradimenti o persino di un abbandono. La loro cassaforte è blindata per una ragione evidente: non vogliono dimenticare neanche un secondo di quanto accaduto.
Le ferite inflitte dalle persone significative dell'infanzia generano nel bambino rancore, che se non elaborato, può durare tutta la vita, ed essere rafforzato da altre ferite, che inevitabilmente la vita e gli Altri gli impongono, mentre cresce o è cresciuto.
Il rancore è una forma di risentimento e di rabbia a effetto prolungato. C'è qualcosa di irrisolto che abbiamo dentro e non vogliamo chiudere. Non riusciamo a voltare pagina, e neanche riflettiamo su chi paga il prezzo di questa inerzia: noi stessi.
Il rancore è un'afflizione che può essere guarita; la rabbia è energia che può essere incanalata. Il risentimento si nutre delle aspettative che abbiamo (avuto) su come colui che ci ha feriti avrebbe dovuto comportarsi.