La bradicardia lieve (frequenza cardiaca a riposo tra 50 e 60 bpm) generalmente non è pericolosa ed è spesso fisiologica, comune in atleti, persone allenate o durante il sonno. Diventa potenzialmente rischiosa solo se associata a sintomi (sincope, vertigini, stanchezza estrema) o se scende a livelli critici ( < 35 − 40 < 3 5 − 4 0 bpm), compromettendo la circolazione.
Bradicardia lieve: la frequenza cardiaca corrisponde a un valore tra 50 e 59 battiti al minuto; Bradicardia moderata: la frequenza cardiaca resta compresa fra i 40 e i 49 battiti al minuto; Bradicardia grave: la frequenza cardiaca è al di sotto dei 40 battiti al minuto.
La terapia con pacemaker rappresenta il trattamento più diffuso per la bradicardia. Un pacemaker aiuta a ripristinare il ritmo cardiaco e ad alleviare i sintomi della bradicardia inviando piccoli impulsi elettrici al cuore per aumentare la frequenza cardiaca.
In alcuni neonati possono può verificarsi apnea, che è il termine medico utilizzato per indicare una pausa insolitamente lunga nella respirazione. Tale condizione può portare alla bradicardia (diminuzione della frequenza cardiaca).
La bradicardia può essere lieve, moderata o grave e, di norma, non è pericolosa. È una condizione molto comune, infatti, tra chi pratica sport a livello agonistico, in quanto è indotta dall'allenamento. Tuttavia in alcuni soggetti può diventare una condizione patologica.