Giacomo Leopardi non era completamente cieco, ma soffrì di gravissimi problemi alla vista per gran parte della sua vita. A causa dello studio matto e disperatissimo, sviluppò una forte astenopia e, successivamente, un probabile herpes oculare o tracoma durante il soggiorno fiorentino, che gli rendevano doloroso leggere e scrivere alla luce.
A questi disturbi visivi si aggiunse poi, durante il soggiorno a Firenze un fastidiosissimo herpes oculare, forse addirittura un tracoma, che non gli consentiva di leggere e di resistere alla luce viva del giorno, obbligandolo a fare “una vita da gufo”.
Lo stessa metodologia che Galassi aveva usato in precedenti lavori su Giulio Cesare e che oggi conduce a una nuova ipotesi per il decesso a soli 39 anni di Leopardi, che poteva essere affetto da una rara malattia genetica, la spondilite anchilopoietica giovanile.
Non era malato di tubercolosi ossea, non è morto a causa del colera: Giacomo Leopardi era affetto dauna rarissima malattia genetica, la spondilite, artrite degenerativa. L'ipotesi arriva dall'università di Milano Bicocca.
La malattia esordì con affezione polmonare e febbre e in seguito gli causò la deviazione della spina dorsale (da cui la doppia "gobba"), con dolore e conseguenti problemi cardiaci, circolatori, gastrointestinali) e respiratori (asma e tosse), una crescita stentata, problemi neurologici alle gambe (debolezza, parestesia ...