Sì, mangiare poco (soprattutto attraverso il digiuno intermittente) può fare bene al cervello, migliorando memoria, attenzione e riducendo infiammazione e stress ossidativo, stimolando la produzione di corpi chetonici neuroprotettivi e potenziando la plasticità neuronale, anche se la restrizione calorica eccessiva è dannosa e servono nutrienti adeguati per sostenere il cervello, che usa molta energia.
Uno studio coordinato da Paola Tognini, ricercatrice del dipartimento di Ricerca traslazionale dell'Università di Pisa (Unità di Fisiologia), ha dimostrato che l'assenza di cibo provoca alterazioni nell'espressione genica della corteccia cerebrale, andando a influire in particolare sull'orologio biologico.
La pasta integrale, il pane integrale, il riso integrale, la crusca e il germe di grano contengono elevate quantità di acido folico e tiamina. Queste sostanze facilitano l'afflusso del sangue al cervello e lo aiutano a lavorare meglio.
L'effetto di un'alimentazione con poche calorie si percepisce anche a livello delle cellule cerebrali. Sembra infatti che un ridotto apporto calorico, causato da un breve digiuno per esempio, possa stimolare i neuroni causando un piccolo stress, che li porta a svilupparsi.
Quali sono i benefici del “mangiare meno”? Maggior protezione dalle malattie metaboliche, dall'obesità, dall'infiammazione, dal diabete e dalle malattie del fegato; attivazione dei processi autoriparativi, depurativi, disintossicanti, anti invecchiamento.