Domanda di: Sig. Jarno De Santis | Ultimo aggiornamento: 17 marzo 2023 Valutazione: 4.9/5
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L'anaffettivo sembra completamente incurante e anestetizzato rispetto a tutto, a sentimenti positivi e a quelli negativi; appare sempre distaccato, gelido, fermo, cinico e incurante verso tutto e tutti, a tal punto da essere etichettato come una persona trascurante nei confronti degli altri.
Le persone anaffettive non amano/non riescono a sentire e/o comunicare a parole le loro emozioni e fuggono anche i contatti affettivi di tipo fisico (non amano nemmeno effusioni, abbracci, baci ecc….). È come se si sentissero imbarazzi quando qualcuno li coinvolge in un contatto fisico che esprime affetto.
La psicoterapia come strumento per gestire l'anaffettività
Il presupposto è sicuramente la motivazione al cambiamento, ma di certo in un percorso di terapia si può fare molto. Il lavoro terapeutico consisterà nell'aiutare la persona a riprendere contatto con le proprie emozioni.
Gli unici argomenti che risvegliano un anaffettivo sono quelli maggiormente distanti dalla relazione e dalle emozioni, come ad esempio il lavoro. Questo è spesso una componente molto presente, sui cui la persona investe molto, perché essendo più vicino alla logica e alla volontà, non viene vissuto come un pericolo.
“La psicologia non riconosce l'anaffettività come una patologia, ma come un sintomo. Spesso, infatti, è la conseguenza di un trauma, o di un vissuto anche antico.