I principali problemi che affliggono l'Italia nel 2026 includono un elevato debito pubblico (circa il 140% del PIL), una stagnazione strutturale della produttività, burocrazia opprimente, "nanismo" imprenditoriale e la fuga di cervelli giovanili. A ciò si aggiungono le sfide ambientali, la sostenibilità del sistema pensionistico e le difficoltà nel reperire figure professionali tecniche.
I fattori che sono visti migliorare rispetto allo scorso anno e permettono a Confcommercio di prevedere una accelerazione del Pil sono: rientro dell'inflazione, recupero del potere d'acquisto e ripresa dei consumi più diffusa rispetto ai mesi precedenti.
L'Unione Europea e l'Italia registrano da anni un trend di declino strutturale, caratterizzato da una sostanziale mancanza di crescita del PIL, stagnazione della produttività multifattoriale, riduzione degli investimenti (passati dal 25 al 22% del PIL) ed una significativa contrazione del credito bancario.
L'economia italiana chiude il 2025 con segnali complessivamente positivi e migliori delle attese, grazie a un deciso recupero dell'industria, alla tenuta dei servizi, a un export resiliente e a un'inflazione che resta su livelli contenuti.
Così, senza il settore edilizio, l'economia italiana tornerebbe nella situazione di stagnazione, crescita quasi a zero, in cui si trovava già prima del 2020. Così proseguirebbe il declino, iniziato da decenni, con cui l'economia italiana sta diventando sempre più marginale e meno forte nel mondo.