Nel 49 a.C., tutte le città del Nord Italia che godevano di diritti inferiori (diritto latino) ottennero per legge il plenum ius, diventando municipia, cioè comunità di cittadini che assumevano tutti i diritti e i doveri dei Romani.
Nel 212 d.C., l'editto di Caracalla conferì la cittadinanza a tutti gli abitanti dell'impero. Il secondo significato venne assunto dopo il superamento della contrapposizione tra patrizi e plebei, insieme al termine quiriti, per comprendere tutti gli elementi costituenti la comunità, senza distinzioni di classe.
Editto con cui, nell'anno 212 d.C., l'imperatore Antonino Caracalla concesse la cittadinanza romana a tutti, o quasi, gli abitanti dell'Impero. Tra i pochi esclusi vi erano i cosiddetti dediticii, ossia i non Romani formalmente privi di ogni altra appartenenza cittadina.
Civitas (plurale civitates), "città", designava in lat. una tribù indigena organizzata e il relativo territorio, in seguito anche la sua trasformazione in unità amministrativa sotto il controllo romano.
Con la riforma amministrativa iniziata da Diocleziano, divenne una suddivisione amministrativa di terzo grado dell'Impero romano, ovvero una suddivisione delle diocesi imperiali (a loro volta suddivisioni delle Prefetture imperiali). L'odierno termine di uso generale provincia venne introdotto dai Romani. 241 a.C.